Testo realizzato in occasione della esposizione Volterra 73 1.5 Memorie e Prospezioni dove Nico ha esposto la sua opera "Subconscie Proibizioni" (2015).

 

“Con il suo Subconsce Proibizioni, lavora direttamente sul concetto di limite, di barriera invisibile resa  finalmente percepibile attraverso la costruzione di una transenna, oggetto che riunisce in sé una storia di millenaria sapienza artigiana, la trasparenza e serietà di un materiale unico apparentemente resistente ma in realtà fragilissimo e la durezza, simbolicamente stabilita, dell’oggetto transenna. L’artista pone quindi il manufatto, che definisce un’impossibilità, in alcuni luoghi di signficativa importanza culturale e sociale, per realizzare in fine uno scatto fotografico che dichiari esplicitamente la presenza di tale con fine immateriale. Volterrano per nascita, Bruchi agisce quindi in spazi che conosce profondamente e di cui rammenta con chiarezza, per esperienza stessa di vita, sia le potenzialità sia le rimozioni operate da una società che sembra cieca di fronte ai suoi stessi bisogni e obbiettivi.

I luoghi protagonisti dell’intervento artistico di Bruchi - il Teatro Persio Flacco, la stazione di Saline, il ponte franato sul fiume Era, l’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra e il tunnel di S. Francesco - raccontano in una continuità narrativa che è anche denuncia sociale, storie di rimozione collettiva: l’atto fotografico ferma in un istante assoluto complesse vicende dalla più o meno lunga portata storica, ricordando all’osservatore, grazie alla transenna ma anche in virtù della totale assenza di presenze umane, ciò che la memoria collettiva sembra voler dimenticare, in un atto di negazione del passato che è di per sé anche un atto di negazione della propria identità e, quindi, del proprio futuro. Si tratta di un lavoro che pone la memoria al centro della propria ricerca artistica, evidenziandone però le forti e complesse conseguenze sia nel presente sia in un futuro fortemente ipotecato e a priori proibito. Le didascalie scritte dall’artista stesso per ciascuna delle immagini qui proposte chiariscono in fine i confini culturali e sociali del discorso creativo. Il progetto di Nico Lopez Bruchi si pone quindi come una forma di dialogo provocatorio e insieme propositivo in ambito sociale: compito dell’artista è quello di mostrare, ricordare e proporre alla società ciò che, quasi distrattamente ma nel contempo con intenzionalità dissimulata, cerca di dimenticare per evitare di mettere in dubbio se stessa.

Arte sociale che pone le proprie fondamenta nell’effimero di un intervento limitato nel tempo ne nella  fissità apparentemente immutabile dell’istante fantasmatico, generato dallo scatto fotografico. In fine la rilevante qualità estetica delle immagini realizzate sembra quasi dichiarare una sorta di fascinazione crudele verso i molti relitti sociali che l’umanità lascia dietro di sé.”

 

 Giulia Cavallo