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Annalisa D'Amelio

Annalisa D’Amelio

Nel 2016, Annalisa D’Amelio ha intervistato Nico Lopez Bruchi dopo un tour nell’ex manicomio di Volterra, esplorando i vecchi murales di Löpez. L’intervista, originariamente pubblicata sul sito Art Eyes, è stata accompagnata da un’immagine realizzata dallo stesso Nico per l’occasione. Di seguito, la trascrizione completa dell’intervista, che offre uno sguardo approfondito sulla sua arte e sul legame con questo luogo emblematico.


L’intervista di Annalisa D’Amelio

Annalisa D’Amelio: Nico, mi hanno parlato di te come un bravissimo street artist. Sei anche molto giovane a quanto vedo. Non conosco il tuo storico, ti ho contattato a scatola chiusa. La vogliamo aprire?

Nico Lopez Bruchi: A sedici anni ho sentito la necessità di esprimere il mio stato d’animo, che a quei tempi era in contrasto con la realtà che stavo vivendo. Si erano rotti alcuni equilibri legati alle amicizie e alla famiglia. Da quel momento di disagio è iniziato il mio percorso di ricerca introspettiva, che ha portato con sé un grande caos. Ho trovato nell’arte un modo per canalizzare questa turbolenza. Ho iniziato a dipingere, ispirato dai grandi maestri che studiavo. Il mio primo approccio con lo spray è avvenuto per gioco: d’estate, al campeggio, con gli amici rubavamo biciclette e le riverniciavamo. Mi ha colpito il modo in cui pochi spruzzi potevano trasformare un oggetto. Da lì, ho iniziato i miei primi interventi illegali, che hanno segnato l’inizio del mio percorso.

Annalisa D’Amelio: Qual è stata l’evoluzione del tuo lavoro?

Nico Lopez Bruchi: Mi sono ritrovato nel pieno del boom della street art, fondando la crew “Elektro Domestik Force” e collaborando con altri artisti. Da lì, ho sentito l’esigenza di documentare il mio percorso e ho iniziato a sperimentare con la fotografia e il video. Questo mi ha portato a una riflessione più ampia su ciò che stavo facendo e sul perché. Ho iniziato a finalizzare il mio lavoro per veicolare un messaggio, costruendo valori attraverso l’arte. La mia famiglia è buddista e questo ha influito profondamente nel mio percorso.

Annalisa D’Amelio: Ho notato che sei passato dalla street art ad altri linguaggi come la scultura, le performance e il disegno. È stato un passo di crescita per te?

Nico Lopez Bruchi: Esattamente. Ho sperimentato percorsi indipendenti e nuove collaborazioni. A un certo punto ho capito che stavo vivendo per circostanza e ho sentito il bisogno di dare un significato più profondo al mio lavoro. Ho iniziato a lavorare su progetti che miravano a stimolare la coscienza collettiva, soprattutto nel mio territorio. Per esempio, in Toscana ho visto distruggere monumenti storici senza rispetto per la loro importanza. Da qui è nato il progetto “Tag Project”, dove ho reinterpretato il linguaggio del writing inserendolo in contesti naturali come distese di grano. Credo che un artista non debba deturpare, ma armonizzarsi con l’ambiente.

Annalisa D’Amelio: Dopo pranzo, abbiamo deciso di visitare l’ex manicomio di Volterra. Un luogo forte, carico di memoria. Perché hai scelto proprio questo posto per le tue opere?

Nico Lopez Bruchi: È stata una scelta politica. Volevo portare il mio punto di vista su ciò che non condivido. Ho fatto lo stesso in Sicilia e Campania. Non voto, ma voglio esprimere il mio pensiero come individuo. Questo ha avuto delle conseguenze, ma mi gratifica sapere che il mio lavoro non è stato vano. Molti ragazzi hanno preso ispirazione dal mio percorso e hanno iniziato il loro viaggio artistico. Ogni mio lavoro nasce da esperienze personali e dai viaggi che ho fatto in diversi paesi, dove ho sempre cercato di lasciare un segno e portare via qualcosa di significativo.

Annalisa D’Amelio: Ti ho visto eseguire una performance con un paracadute, collegata al “Tag Project”. Cosa volevi trasmettere?

Nico Lopez Bruchi: Ho voluto collegare l’adrenalina di un lancio nel vuoto all’energia che si prova nel writing illegale. Il secondo obiettivo era superare il limite. Esiste un motto, “Sky is the limit”, che viene da una canzone di Notorious B.I.G. Anche se non ascolto hip-hop, il concetto mi ha ispirato. Con questa performance volevo rompere ogni barriera.


Considerazioni Finali

L’intervista con Nico Lopez Bruchi offre uno spaccato autentico del suo percorso artistico, dalla ribellione giovanile alla consapevolezza artistica e sociale. La sua evoluzione lo ha portato a trasformare il linguaggio della street art in una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nella società. Il suo lavoro, legato alla memoria e all’ambiente, continua a ispirare nuove generazioni di artisti.

Nel 2018, Annalisa D’Amelio ha posato a Londra con la maglia con il dito, storico logo della crew ideato da Löpez, testimoniando il legame con il percorso artistico di Nico. Un percorso che, come ci ricorda l’intervistatrice, non ha limiti.


L’artricolo originale su Arteyes