2019
TALKS AND PICS
GIANNI LUCCHESI








Una mattinata con l’artista Gianni Lucchesi, immersi nella sua casa-studio, la sua arte, delle sane chiacchere multigenerazionali e un pranzo al mitico Circolo 1912 di Migliarino.
Nico: Anni fa il tuo studio ha preso fuoco, la maggior parte dei tuoi lavori sono bruciati, spariti per sempre.
Tu incarni lo spirito della fenice. Deve essere stato dolorosissimo, ma vedo anche un grande momento liberatorio: hai perso il tuo lavoro, ma non te stesso. La tua passione, la tua sensibilità, la tua forza ti hanno portato nuovi successi, nuovi lavori, ti hanno permesso di seppellire parte del passato e aprirti nuovamente al futuro.
Niente dura per sempre, quindi ogni attimo é prezioso, anche quelli dolorosi.
Che cos’é per te il tempo?
Ed il coraggio?
Gianni: L’incendio è stata senza dubbio l’esperienza più brutta della mia vita. Un trauma che continuo a portarmi dentro ma che credo di aver elaborato come si deve.
E’ stato un momento molto difficile ma ho ricevuto l’aiuto di molte persone e soprattutto mi sono sentito fortunato ad avere al mio fianco una donna tosta, che mi ha aiutato con criterio, grande energia ed intelligenza a non strutturare l’accadimento.
Elaborai il tutto fin da subito, dopo 20 giorni organizzammo la mostra “Apoptosi” nella quale, insieme agli amici Sandro Bettin e Fabrizio Tronfi portammo centinaia di oggetti carbonizzati che le persone scelsero e portarono via con se, oggetti che non sono mai morti.
Come non sono mai morte tutte le opere che andarono distrutte, credo che l’arte sia fondamentalmente puro pensiero e quello non si brucia.
La domanda sul tempo è un invito a nozze…
Sul tempo ho dedicato 10 anni di lavoro soprattutto pittorico, le ruggini e il ciclo “Gradienti”.
Il tempo è ora, mentre stò scrivendo, il tempo è la sospensione tra un ticchettio e l’altro e per questo credo che osservare anche le cose più banali ci consente di intravedere il loro lento divenire e coglierne davvero l’essenza. Questo significava dipingere le ruggini.
La vita non è una condanna transitiva, un’attesa dell’aldilà, la vita come attesa toglie contenuto a se stessa. La consapevolezza di riuscire a cogliere questo passaggio significa acquisire la percezione e la pienezza dell’attimo, di ogni giorno.
Il coraggio credo che sia un termine legato alla forza d’animo con la quale si affrontano situazioni particolarmente rischiose.
Io penso che in realtà il coraggio sia la conseguenza di uno stato d’animo fortemente alimentato dalla fede, fede intesa non come termine religioso, ma quel potente sentimento che ci anima quando vogliamo fortemente qualcosa, quando perseguiamo un obiettivo con tutti noi stessi.
Quando desideriamo!
Ecco! Allora diventiamo coraggiosi e affrontiamo situazioni rischiose e lottiamo fin che abbiamo la forza.
Nico: Tu mi insegni che il raggiungimento di un sogno é sinonimo di lotta, di determinazione, di coraggio. Grazie per questo! Investire in se stessi e in un sogno è anche un altro modo di essere realisti con se stessi. Non c’è niente di male in questo, se equilibrato con un pensiero aperto e solidale verso tutte le altre forme di vita.
Tu hai una figlia e con te abbiamo parlato approfonditamente di musica Trap e di fenomeni culturali contemporanei di ogni tipo. Seguiamo delle tendenze, oggi come ieri. Ma quanto è bella ed importante l’unicità? Oggi tutti abbiamo la possibilità di mostrarci e relazionarci con il mondo con estrema facilità (con tutte le conseguenze che questa possibilità implica), è l’epoca delle fake news, della finzione e della manipolazione personalizzata della realtà. In linea di massima secondo te stiamo insegnando alle nuove generazioni a credere nei propri sogni e lottare per questi o li stiamo aiutando a creare una ancor più grossa crisi d’identità?
Gianni: Rispondere alla domanda sull’unicità in poche frasi non è facile.
Certamente l’unicità ha un valore indiscutibile ma per essere tale richiede lo sviluppo di un’intelligenza culturale.
In ambito artistico preferisco una prularità intelligente ad una unicità stupida.
Non è una provocazione la mia, non corriamo nessun rischio, l’unicità di qualità e di valore emerge sempre e comunque.
L’unicità, in quanto tale, è di per se un valore indiscutibile perchè è l’espressione che non ha uguali o simili.
Purtroppo, dopo anni di osservazione compulsiva sto soffrendo una sorta di saturazione visiva, ho difficoltà a trovare qualcosa che mi colpisca visivamente, avrei forse bisogno di una sorta di disintossicazione.
Questo mi porta a cercare altro in quello che vedo e sinceramente che sia qualcosa di irripetibile, di singolare o di eccezionale, mi interessa poco.
Mi interessa sentire quello che guardo, sentirlo arrivare dentro, coglierne la poesia.
La pluralità e la molteplicità sembrerebbero riservare meno sorprese, ma non sempre.
Ogni generazione ha fatto i conti con la propria crisi di identità.
In questo periodo storico le nuove generazioni stanno vivendo la percezione del futuro con un pessimismo pesante da gestire.
Non sto affermando che non ci siano validi motivi di preoccupazione, ma inculcare questa negatività come è stato fatto negli ultimi 25 anni, l’ho trovato eccessivo e forse funzionale a qualcosa che in questo momento è ancora poco chiaro. E’ un pessimismo spesso non consapevole, è indotto, come una grande lente davanti agli occhi.
Ogni generazione è migliore della precedente, questo è il mio pensiero, si arretra per alcuni aspetti e si fanno dei passi avanti su altri.
Questi ragazzi sapranno credere nei propri sogni e lottare per questi.
Nico: La musica e l’arte sono cambiate molto da quando eri adolescente tu, credi che anche le sensazioni che l’arte induce ai suoi fruitori siano cambiate?
Gianni: Da adolescente ho avuto la fortuna di vivere in extremis le ultime pagine più interessanti della storia della musica.
Ho vissuto il punk e la stagione musicale fino alla metà degli anni ottanta per poi assistere all’inizio di un periodo di grande difficoltà creativa.
Ora ci sono delle nuove forme di espressioni musicali giovanili, vediamo dove ci portano.
Nell’arte visiva il raggio di azione si è molto allargato, oggi non distinguo più la differenza tra uno spot pubblicitario di grande qualità da opere d’arte di certi artisti.
La comunicazione è diventata forma d’arte. Ci sono artisti che alimentano l’equivoco approcciandosi all’arte come si fa per la produzione di un prodotto da vendere.
Come un algoritmo si calcola dove andare a colpire e soprattutto chi.
…Diciamo che si sono rotti certi freni inibitori.
La massa difficilmente approfondisce, si fida di ciò che le viene propinato e soprattutto inculcato.
Gli artisti sono centuplicati e occorrerà iniziare a distinguere.
E’ un argomento complesso….
Nico: Cosa avresti desiderato “bruciare” e cosa bruceresti (in senso metaforico ) nella tua vita se tu avessi potuto e potessi scegliere?
Gianni: Niente.
Alcune cose che non mi piacciono nella mia vita sono solo mancanze.
Quello che ho è perchè l’ho voluto e me lo tengo stretto.















